Come potare l’olivo

Appartenente alla famiglia delle Oleaceae, l’olivo è una pianta da frutto che, sin dall’antichità, rappresenta un insostituibile cardine della cucina mediterranea. Come potare l’olivo?

come potare l'olivo

 

Uno degli aspetti più importanti nella coltivazione dell’olivo è costituito dalla potatura che ha il fine di favorire la massima produttività della pianta.

In quale periodo potare

come potare l'olivoDurante la fase che precede la produzione del frutto, la pianta può anche non essere potata o ci si può limitare ad una potatura leggera che prevede lo sfoltimento di circa il 20% della chioma.

L’olivo può essere potato ad anni alterni, poiché esso tende a produrre i frutti ad anni alterni, intervenendo l’anno prima rispetto a quello in cui si presume non ci sia il raccolto. Si può comunque optare per una potatura annuale e decidere di considerare ogni tanto un “anno di scarica”.

La potatura va eseguita d’inverno, subito dopo il raccolto, che avviene in genere nei mesi tra ottobre e dicembre con gli appositi attrezzi per potatura. Va tuttavia ricordato che l’olivo è una pianta molto sensibile al clima rigido e quindi, se si pensa che l’inverno possa essere eccessivamente rigido, è consigliabile rimandare la potatura a fine marzo.

Come avviene la potatura

Innanzi tutto è bene che la potatura avvenga in maniera ponderata, nonché seguendo dei “modelli” prestabiliti al fine di ottenere la massima produttività della pianta.

L’olivo è una pianta dal portamento basitono, ovvero i germogli situati sulla parte di ramo più vicina al fusto tendono ad avere uno sviluppo maggiore rispetto a quelli situati nella parte finale del ramo. Se non potata, la pianta tende ad avere una forma a cespuglio.

La potatura di sfoltimento consiste nell’andare a togliere i rami secchi, fragili o comunque improduttivi che impediscono alla pianta di ricevere la giusta luce.

E’ importante assicurarsi che tra i rami fruttiferi vi sia il giusto spazio e che la distribuzione della luce sia omogenea, al fine di migliorare la produzione.

Il taglio deve essere netto e senza sbavature, deve essere obliquo e bisogna fare attenzione a che presenti un’inclinazione verso il basso in modo che, in caso di piogge, non vi sia il rischio che l’acqua ristagni sul taglio favorendo eventuali formazioni fungine.

Dopo aver effettuato il taglio, bisogna andare a coprire la parte tagliata con del mastice cicatrizzante al fine di scongiurare parassiti o infezioni batteriche e fungine.

Quando si va ad eliminare un intero ramo, il taglio dev’essere effettuato radente al tronco.

La parte della pianta che va tagliata riguarda i rami improduttivi: questi, generalmente chiamati succhioni (situati nella parte medio alta) e polloni (nella parte bassa), tendono a svilupparsi verticalmente, verso l’alto, mentre i rami produttivi tendono a svilupparsi verso l’esterno.

La fase più delicata riguarda la potatura dei rami da frutto: la chioma prodotta è il risultato di una potatura che va effettuata dall’alto verso il basso eliminando sia i rami secchi che quelli che non favoriscono una distribuzione omogenea della luce su tutta la pianta.

E’ bene controllare che vi sia il giusto equilibrio tra attività vegetativa e produzione fruttifera poiché un’eccessiva quantità di succhioni o polloni, rispetto alla parte produttiva, è in genere sintomo di una scorretta potatura.

 

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I modelli di gestione della chioma

Spesso la potatura dell’olivo va effettuata seguendo dei modelli prestabiliti. Uno dei modelli più diffusi è quello detto a vaso dicotomico che consiste nell’andare ad effettuare ripetute cimature su alcuni rami primari, al fine di favorire la divisione dicotomica dei rami. Ciò ha il vantaggio di rendere più agevole appoggiare la scala e salire sull’albero per raggiungere i rami più alti, ma ha lo svantaggio di rinvigorire la pianta nella sua parte superiore a discapito di quella inferiore. Il risultato è che si giungerà prima o poi a una “stroncatura” del tronco primario e si dovranno attendere almeno altri tre anni prima di avere nuovi frutti.

Da un po’ di tempo ormai, il modello a vaso dicotomico tende a essere sostituito da quello detto a vaso policonico. In questo caso, si lascia che la chioma raggiunga la lunghezza desiderata ma essa deve svilupparsi su di un solo germoglio, per ognuna delle ramificazioni primarie, che generalmente variano da due a quattro. Secondo quanto detto in precedenza, ovvero che i rami fruttiferi tendono verso l’esterno, si produrranno così tre o quattro coni inclinati uniti alla base e nettamente separati tra di essi in cima.

I vantaggi di questo modello stanno nel fatto che non vi sarà mai bisogno di ricorrere a una stroncatura del tronco primario. Ogni parte della pianta sarà esposta alla luce solare. Le ramificazioni secondarie saranno indipendenti le une dalle altre e allo stesso tempo “rigenerabili”.

La turnazione viene effettuata al fine di mantenere il modello preposto e consiste in frequenti interventi manuali volti ad eliminare formazioni vegetative sul tronco principale e in prossimità delle ramificazioni secondarie.

Gli strumenti necessari per una potatura efficace sono: scala e svettatoio per raggiungere le parti più alte, Forbici e cesoie per i rami meno spessi e sega manuale o ad aria compressa per i rami più spessi. Lo svettatoio, una sorta di lama o cesoia montata su di un’asta, consente di raggiungere anche i rami più alti senza dover ricorrere alla scala.

Questo genere di “potatura da terra”, ovvero utilizzando strumenti estendibili, viene detta potatura agevolata ed è consigliabile per una potatura in sicurezza oltre che per una riduzione dei costi: non dovendo utilizzare la scala si riducono i tempi e di conseguenza anche i costi.

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